La passione tinge dei propri colori tutto ciò che tocca.

12 febbraio 2010

L' amicizia secondo Cicerone.


Innanzi tutto la mia opinione è questa: l’ amicizia può sussistere solo tra persone virtuose. E non taglio la questione sul vivo, come fanno coloro che discutono con troppa sottigliezza. Forse hanno ragione, ma non forniscono un grande contributo all’ utilità comune. Dicono che nessuno, tranne il saggio, è un uomo virtuoso. Ammettiamo pure che sia così. Ma per saggezza intendono quella che nessun mortale, finora, ha raggiunto. Noi, invece, dobbiamo guardare alla pratica e alla vita di tutti i giorni, non alle fantasticherie o ai desideri. Non potrei mai dire che Caio Fabrizio, Manlio Curio e Tiberio Coruncanio, considerati saggi dai nostri antenati, lo fossero secondo il parametro di costoro. Perciò si tengono pure il loro nome fastidioso e incomprensibile di sapienti; ammettano almeno che i nostri compatrioti sono stati virtuosi. Ma non faranno neppure questo. Diranno che tale concessione si può fare solo al filosofo. Ragioniamo allora, come si dice, con l’ aiuto della “grassa Minerva”. Uomini che si comportano, che vivono dimostrando lealtà, integrità morale, senso di equità, generosità, senza nutrire passioni sfrenate, dissolutezza, temerarietà, ma possedendo invece una grande coerenza (come i personaggi ora nominati), sono reputati virtuosi. Allora diamo loro i nomi di virtuosi, perché seguono nei limiti delle possibilità umane, la migliore guida per vivere bene, la natura.

Mi sembra chiaro, infatti, che siamo nati perché si instauri tra tutti gli uomini un vincolo sociale, tanto più stretto quanto più si è vicini. Così agli stranieri preferiamo i concittadini, agli estranei i vicini. L’ amicizia tra parenti, infatti, deriva dalla natura, ma difetta di sufficiente stabilità. Ecco perché l’ amicizia è superiore alla parentela: dalla parentela può venir meno l’ affetto, dall’ amicizia no. Senza l’ affetto, l’ amicizia perde il suo nome, alla parentela rimane. Tutta la forza dell’ amicizia emerge soprattutto dal fatto che, a partire dell’ infinità società del genere umano, messa insieme dalla stessa natura, il legame si fa così stretto e cos’ chiuso che tutto l’ affetto si concentra tra due o poche persone. L’ amicizia non è altro che un’ intesa sul divino e sull’ umano congiunta a un profondo affetto. Eccetto la saggezza, forse è questo il dono più grande degli dei all’ uomo. C’è chi preferisce la ricchezza, chi la salute, chi il potere, chi ancora le cariche pubbliche, molti anche il piacere. Ma se i piaceri sono degni delle bestie, gli altri beni sono caduchi e incerti perché dipendono non tanto dalla nostra volontà quanto dai capricci della sorte. C’è poi chi ripone il bene il bene supremo nella virtù: cosa meravigliosa, non c’è dubbio, ma è proprio la virtù a generare e a preservare l’ amicizia e senza virtù l’ amicizia è assolutamente impossibile.

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